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L’ultima copia del New York Times

Nel 2007 destò scalpore un'intervista dell’editore del New York Times Arthur Sulzerberg, che diceva di non sapere se cinque anni dopo il suo giornale sarebbe ancora stato in edicola. Lui peraltro non era preoccupato: internet era meravigliosa e la sua casa editrice si stava attrezzando per essere leader anche lì.
I cinque anni sono passati, e fortunatamente il New York Times è ancora in edicola. Ma è affiancato da un sito a pagamento molto ricco e aggiornato in tempo reale (www.nytimes.com). Sono tanti, invece, i giornali e le riviste che hanno definitivamente chiuso le edizioni cartacee e hanno scelto la strada della rete. La più nota è forse Newsweek, una rivista fondata nel 1933 che era arrivata a diffondere tre milioni di copie negli Stati Uniti e quattro milioni di copie nel resto del mondo, e che ora esiste solo come supplemento "colto" di una testata assai meno blasonata. (www.thedailybeast.com/newsweek.html).
Quella che nel 2007 sembrava una trasformazione obbligata e quasi naturale – si veda ad esempio il saggio di Vittorio Sabadin L’ultima copia del New York Times, Donzelli 2007 – ha ancora tanti punti oscuri. Alcuni sono stati segnalati in un rapporto del Pew Research Center sullo stato dei nuovi media americani. Ecco un estratto dell’introduzione.

Nel 2012 c’è stata una convergenza tra l’erosione delle risorse destinate al giornalismo e l’aumento delle opportunità offerte ai politici, alle agenzie governative, alle aziende e a altri soggetti di far arrivare i loro messaggi al pubblico in modo diretto. (...) Nelle televisioni locali lo sport, le previsioni del tempo e il traffico occupano il 40% dello spazio destinato alle notizie, e si riduce quello destinato agli approfondimenti. Tra il 2007 e il 2012 la CNN, che si era presentata come un canale dedito all’approfondimento, ha praticamente dimezzato questo tipo di informazione, mentre sono scesi del 30% i collegamenti in diretta, che richiedono corrispondenti e squadre tecniche, e sono cresciute le meno costose interviste programmate. (...) Un numero sempre maggiore di media usa tecnologie in grado di produrre contenuti informativi dalla rete, con algoritmi che escludono l’intervento umano, e alcune aziende editoriali che si erano lanciate nel mercato dei nuovi media con molte speranze sono state costrette a chiudere i battenti. Il risultato di tutto ciò è una industria editoriale indebolita e impreparata a scoprire nuove storie, a scavare in quelle esistenti o a mettere in discussione le informazioni ottenute. E il pubblico se ne sta accorgendo.

(Pew Research Center, The State of the News Media 2013. An Annual Report on American Journalism, 2013)