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Editorialisti

In alto a sinistra, in prima pagina. Questa era la collocazione tradizionale dell’articolo di fondo, in genere non firmato e dunque attribuito al direttore, che esprimeva la posizione del giornale su argomenti di rilevante importanza. E poiché a volte nella stessa posizione venivano impaginati anche gli editoriali, e cioè articoli scritti e firmati da autorevoli giornalisti o da grandi firme esterne alla redazione, i due termini vengono usati oggi, complice anche una maggiore libertà di impaginazione, in modo intercambiabile.

Michail Gorbaciov
Michail Gorbaciov, ultimo presidente dell'Unione Sovietica, è diventato un ricercato editorialista per molti importanti quotidiani occidentali.

Chiamiamoli dunque editoriali, e cerchiamo di capire perché sono diversi da un normale articolo. La differenza fondamentale è che un articolo è costruito attorno a una notizia ed è vincolato alla completezza e all’accuratezza del più piccolo dettaglio, mentre l’editoriale esprime una opinione. Argomentata finché si vuole, ma dichiaratamente una opinione. Per questo è necessario che sia autorevole, e l’autorevolezza è legata alla notorietà di chi scrive e dalla sua conoscenza dell’argomento. Dunque, giornalisti importanti, oppure, sempre più spesso, professori universitari, scienziati, scrittori, intellettuali in genere.
Tutti i grandi giornali hanno un gruppo di editorialisti di riferimento, che vengono pagati per i loro articoli e che il direttore sceglie di volta in volta in base alle necessità. Nel caso di una strage in Medio Oriente, per esempio, la prima pagina avrà, accanto all’articolo che racconta i dettagli dell’accaduto e alla foto, un editoriale che analizza lo stato dei rapporti tra Israele e gli Stati Arabi. Poiché in genere le posizioni degli esperti su certi argomenti sono note, il direttore avrà cura di scegliere un editorialista di suo gradimento. Ma potrebbe anche accadere che l’editorialista, quel giorno, esprima una posizione non troppo apprezzata dal direttore, perché non in sintonia con le opinioni della maggioranza dei lettori. In questo caso le strade sono due: il pezzo non viene pubblicato – ciò che potrebbe provocare le proteste dell’autore, che potrebbero essere raccolte dai quotidiani concorrenti – oppure il giorno dopo ne verrà pubblicato uno “correttivo” a firma di un altro esperto. Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma, da cui l’appellativo di “cerchiobottista” affibbiato ad alcuni direttori particolarmente attenti all’equilibrio dei loro giornali.