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Cinque regole base

Una delle regole fondamentali del giornalismo di cronaca dice che le informazioni essenziali devono essere fornite al lettore nelle prime righe del pezzo, il cosiddetto attacco, o cappello, o ancora, all’inglese, lead.
Negli anni Sessanta l’attacco doveva rigorosamente rispettare l’uso delle cinque W, cioè rispondere alle classiche domande chi (who), dove (where), quando (when), cosa (what) e perché (why). Si pensava che un attacco secco e incisivo permettesse al lettore di informarsi senza perdere tempo e lo invogliasse a continuare la lettura per trovare ulteriori particolari. Col passare degli anni, ci si rese conto che l’applicazione rigorosa della regola finiva per appiattire lo stile di scrittura, e pian piano si cominciò ad anticipare nelle prime righe parti del racconto ritenute particolarmente significative. “Evelina Pautasso, 57 anni, ieri sera, nel suo appartamento di corso Valdocco a Torino, ha ucciso con una coltellata il marito Giacomo Rosso, 60 anni, che le rendeva la vita impossibile con continue prepotenze provocate dall’alcol e ha atteso l’arrivo della polizia che la ha arrestata”.

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Giornalisti, operatori tv e fotografi al lavoro.

Questo attacco rispetta la regola della cinque W, ma non lo si può certo definire brillante.
Si potrebbe dunque arricchirlo con qualche altro particolare: “Evelina Pautasso, 57 anni, è una donna piccola, dimessa, piegata dalla fatica di vivere. Ieri sera, nell’appartamento torinese di corso Valdocco che condivideva con il marito Giacomo Rosso, 60 anni, ha trovato per la prima volta la forza di ribellarsi alle continue prepotenze dell’uomo, che dieci anni fa aveva perso il lavoro e aveva annegato nell’alcol la sua disperazione. Un colpo, un solo colpo con un vecchio coltello da cucina. Lui si è accasciato al suolo senza vita. Lei ha atteso l’arrivo della polizia che la ha arrestata”. Giudizi di merito a parte, è importante sottolineare che in entrambi i casi il racconto proseguirà per quaranta - cinquanta righe con altri dettagli, una descrizione più accurata dei protagonisti, le testimonianze di vicini e amici, le dichiarazioni degli inquirenti, il parere di un medico sui danni dell’alcol.
Raccontando lo stesso delitto per la televisione, il giornalista dovrà tenere conto delle immagini a disposizione, che in genere vengono girate pochi minuti dopo l’accaduto e si riducono agli esterni del luogo del delitto e a qualche insulsa dichiarazione dei vicini di casa. Dunque il suo attacco sarà quasi obbligato “Siamo a Torino, in corso Valdocco. Al terzo piano di questo modesto stabile, Evelina Pautasso, 57 anni, ha ucciso due ore fa con un colpo di coltello il marito Giacomo Rosso, 60 anni, che le rendeva la vita impossibile con continue prepotenze provocate dall’alcol. Poi ha atteso l’arrivo della polizia che l’ha arrestata”. A questo punto potrebbe spezzare il racconto con qualche secondo di dichiarazione dei vicini, per poi riprenderlo con altre informazioni. Quante? Solo quelle essenziali, condensabili in una decina di righe, perché difficilmente un telegiornale dedicherebbe più di due minuti a un delitto di questo tipo. Per il giornalista televisivo, dunque, è praticamente impossibile distinguere tra attacco e resto del pezzo. E a maggior ragione è importante il rispetto della regola delle cinque W.