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Social network

In principio era Facebook. Poi sono arrivati Twitter, Google+, e tutti gli altri. Ogni social network ha le sue caratteristiche. Alcuni sono orientati a una sorta di convivialità informatica molto vicina a quelle che i vecchi giornalisti chiamavano con disprezzo le “chiacchiere del bar dello Sport”. Altri sono stati pensati anche con uno sguardo all’informazione. Pensiamo ad esempio alla tempestività di Twitter nell’annunciare eventi importanti o catastrofi.
È sicuramente un bene che sui social network tutti possano esprimersi liberamente, senza distinzione di ruoli e in modo praticamente gratuito. Ma il fatto che lo possano fare al di fuori di ogni controllo è un rischio piuttosto serio per chiunque pensi di usarli come strumenti di giornalismo.
Nel gergo del mestiere, una “bufala” è una notizia falsa presa buona perché sono mancate le necessarie verifiche. Non c’è giornale, anche autorevole, che possa sostenere di non averne mai pubblicata una. Ma la frequenza delle “bufale” comparse sui social network e circolate per giorni senza mai essere smentite è davvero preoccupante.

Autopsia di un alieno
Autopsia di un alieno.

Si va dalle “autentiche” foto dell’autopsia di un alieno ai gattini in bottiglia, però il posto d’onore spetta alle più svariate teorie del complotto, che hanno la curiosa caratteristica di riproporsi in modo ciclico, di solito quando il primo a cascarci è una persona amica o universalmente ritenuta affidabile. Questo ci insegna – o dovrebbe insegnarci – che una delle principali preoccupazioni del giornalista deve essere una attenta verifica delle fonti. La rete non basta. Servono contatti personali, controlli incrociati, e quel minimo di conoscenza del mondo reale che spesso non coincide con quello virtuale.