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I costi della pubblicità

In tutto il mondo la pubblicità è una industria miliardaria che dà lavoro a milioni di addetti. Dietro agli spot televisivi, alle fotografie patinate delle riviste e ai banner della rete ci sono strategie sofisticate e ingentissimi investimenti, che le aziende considerano a tutti gli effetti costi di produzione e in quanto tali godono di esenzioni e facilitazioni fiscali.
Non tutti se ne rendono conto, come dimostra la diffusa convinzione che le televisioni commerciali siano gratuite perché non richiedono il pagamento del canone. In realtà ognuno di noi, comperando un bene dopo aver visto uno spot pubblicitario, paga un prezzo maggiorato dei relativi costi pubblicitari. E quindi, indirettamente, finanzia quella televisione.
Eserciti di specialisti lavorano incessantemente per determinare i costi di un investimento pubblicitario e calcolarne la resa effettiva. In linea generale si può dire che per il momento la televisione è ancora considerata il mezzo più efficace, mentre negli ultimi anni il web è arrivato a contendere il secondo posto all’editoria.
Un altro aspetto della pubblicità di cui bisogna tenere conto è la capacità di indurre negli individui bisogni non fondamentali, alimentando una spirale di consumismo che è sicuramente funzionale al sistema, ma di cui oggi si cominciano a vedere i costi sociali. Tra i primi a descriverne i meccanismi ci fu il giornalista e sociologo americano Vance Packard, che nel 1957 scrisse un saggio dal titolo “I persuasori occulti”. Molte delle cose che ha scritto conservano una grande attualità, a parte forse il titolo, perché oggi i meccanismi del settore sono sotto gli occhi di tutti. Ne troverete un piccolo estratto nella sezione “materiali”.